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C’era una volta…
un padre!
Un padre di un bambino, che non era ancora nato.
Il suo nome era Astolfo!
Astolfo, non aveva la minima idea, di quanto tempo dovesse ancora aspettare.
Meno di un anno? Di più? Più di due anni?
Lo aveva così tanto voluto e sognato, da disperarsi.
Da far cadere la propria anima, nell’oblio.
Un giorno, uno qualunque, però, tale oblio, venne sradicato in un poderoso istante.
Al suo posto… una consapevolezza!
Sorprendente. Illuminante.
Suo figlio, esisteva già!
Era del tutto conscio, che neanche era stato generato…
ma lui sapeva, che in realtà, suo figlio, esisteva già!
Astolfo non era affatto bello.
Calvo, basso. Pingue.
E di questo, ne era conscio!
Astolfo, non aveva mai, conosciuto una donna.
Aveva cercato con mille mezzi, di farsi accettare, da una di loro.
Invano.
Ne aveva estremo bisogno però!
Altrimenti, suo figlio, che già esisteva, non sarebbe mai potuto nascere!
“Voglio conoscere mio figlio! Ho bisogno di poterlo stringere al mio cuore!” continuava ad urlare, battendosi il petto.
“Dio mio! Mio buon Dio… fammi trovare la madre di mio figlio!” piangeva, pregando il Signore.
La consapevolezza che gli aveva aperto il cuore, adesso, stava mutando in frustrazione.
Ben presto, la frustrazione, sarebbe mutata in disperazione.
Astolfo, iniziò a girare per le strade della città.
Giorno e notte.
Per giorni… mesi… anni!
Camminava per le strade, nel suo vestito migliore. Con papillon al colletto e col cappello in testa.
Il suo volto era sempre ben rasato.
Il suo busto, era sempre profumato.
Camminava sfoggiando, l’aspetto migliore di se.
Capì, che se voleva trovare la madre di suo figlio, era indispensabile.
Ma nonostante tutti questi sforzi, il risultato, non arrivava.
Il giorno funesto però, arrivò all’improvviso!
Quattro ragazzi, dall’aria troppo furba, con tanto odio e rabbia e furore e cattiveria… nel cuore, videro il povero Astolfo, sedersi su una panchina.
Astolfo stava piangendo.
Non riusciva a smettere.
I quattro mostri, trovarono quella terribile angoscia, motivo di risa.
Quel pover’uomo, motivo di scherno.
Davvero, a volte, ciò che brami, non capita.
Ma ciò che più ti terrorizzerebbe, d’un tratto ti colpisce in testa e ti spegne la luce.
Una pietra.
Una pietra aveva colpito Astolfo.
Quelle quattro anime dannate, alla vista del sangue e del corpo accasciato, sentirono fomentarsi le loro risa. La loro euforia.
Non si curarono affatto, delle conseguenze.
Neanche seppero, cosa successe dopo!
Astolfo stava galleggiando.
Galleggiava in un mare che lo cullava.
Era tutto buio.
Solo un piccolissimo bagliore!
Quel bagliore, divenne una lieve luce.
La lieve luce, divenne, con estremo amore, un fascio di luce, che lo avvolse. Caldo.
Astolfo, si sentì beato!
Dal silenzio, interrotto solo dal fruscio del mare, una voce accarezzò le gentili orecchie, di Astolfo.
Giovane. Molto giovane.
Cristallina.
Angelica.
Astolfo girò lo sguardo verso la voce.
Da un angolo lontano, del riflesso della luce, una piccola figura, a piccoli passi si mostrò.
“Papà!”
Astolfo cercò di gridare di gioia.
Ma l’inebetitudine, lo aveva paralizzato!
Solo una piccola lacrima ed un labbro, lievemente inarcato.
Quei quattro sciagurati, non sapranno mai cosa è accaduto dopo.
Né tantomeno, che era stato merito loro!
Astolfo, aveva finalmente…
conosciuto suo figlio!